Maestro del Vetro, Maestro di Vita: una bella intervista con il signor Pasquetin, l’utente più avanti con l’età della piscina di Marghera, tra ciàcole, ricordi, pensieri e tanta, tanta voglia di sorridere al destino

Luciano ha lo sguardo sveglio, occhi luminosi che si muovono veloci come le parole usate per raccontare una vita lunga e piena, troppo lunga per sembrare coerente con l’anno di nascita riportato sulla carta d’identità: 1934, 19 agosto.
90 anni compiuti, eccola l’incoerenza: spirito, fisico e battuta pronta ne dimostrano molti, molti di meno, ma niente capita a caso, e così cominciando con le ciàcole il quadro si comincia a completare.
“Ho sempre fatto tanti movimento io, lo sport mi piace e nella mia vita ne ho provati davvero tanti, a cominciare dal nuoto ovviamente…”.

“Ovviamente” perché detto da un veneziano doc, nato all’Arsenale quando la Fondamenta era una specie di spiaggia e la laguna dei rii né più né meno che il prolungamento del mare. “Funzionava così, da piccoli a un certo punto ti buttavano in acqua aggrappati alle tavole di legno per il lavaggio dei panni, e poi a un certo punto te le toglievano da sotto, così o imparavi a galleggiare, o andavi sotto. Tutti imparavamo a nuotare così in quegli anni, come prima di noi avevano fatto i nostri genitori e prima ancora i nostri nonni. Anni belli, ci si divertiva con poco, ma ci si divertiva tanto e Venezia era ancora la nostra Venezia”.
Succedeva tutto presto, e spesso la vita da bambini terminava quando era appena cominciata: “Finita la quinta elementare mio papà mi spedisce a lavorare, e non un lavoro qualunque, in fornace, a Murano, da Venini, a imparare il mestiere del vetro, il suo mestiere. Provate a immaginarvelo ora, a 10 anni in fabbrica… in quel tempo non era neanche così strano, anche se vi posso assicurare che non è stato facile, per niente, perché a quell’età sei davvero ancora un bambino, e i bambini dovrebbero giocare e studiare, non di certo andare in fabbrica”.

Luciano, diventato poi “Maestro Vetraio Artistico” a 26 anni, sul lavoro è sveglio, impara presto e non si lamenta mai, anche se alzarsi tutti i giorni prima dell’alba per stare ore e ore davanti ai forni, specie quando d’estate il caldo e l’umido ti ammazzano, è durissima: lui rimane sempre positivo, ma soprattutto non è mai stanco, e così finito il lavoro gli avanzano tempo e voglia per dedicarsi al suo sport preferito di quel momento, il calcio.

“Ho giocato fino a 32 anni, e per un bel periodo sono riuscito a trascinarmi dietro anche tanti colleghi, si facevano dei bei tornei di canicola a Murano, vetrerie contro vetrerie: uscivamo al pomeriggio già tutti sudati dalla fornace, e subito ci buttavamo in campo per giocare a sudare ancora di più, partite tiratissime dove nessuno voleva perdere. Del resto eravamo giovani, pieni di energie, ripensandoci adesso mi sembra impossibile che riuscissimo a fare tutto quello che facevamo”.
Nel frattempo gli anni passano, arrivano i 12, i 15, i 18, e poi i 20, e con i 20 arriva anche lei, Clara, l’amore della sua vita, quello vero, quello che non ti lascia scampo: “Siamo insieme da 70 anni, ne abbiamo passate tantissime, sempre insieme: due figli, Monica e Franco, e poi anche i nostri alti e bassi, però una cosa non ci è mai mancata: il divertimento, le risate assieme, e poi il ballo, tanto ballo. Ancora adesso balliamo regolarmente, tutti i giorni: quando va il risotto sul fuoco, ci mettiamo la nostra musica preferita e tra un giro di mestolo e l’altro ci facciamo i nostri giri anche noi. Clara è davvero l’altra metà della mia vita, siamo inseparabili da quando le ho chiesto di uscire la prima volta, e ormai mi sa che sta cosa non cambia più”.

Inseparabili anche nello sport: sci, tennis, ma soprattutto il nuoto, per più di 20 anni una specie di seconda casa diventa la piscina del Parco Bissuola: “Da veneziani purosangue ad un certo punto le vicende della vita ci portano nel 1962 a trasferirci in terraferma, a Marghera, e all’inizio posso garantire che non è stato facile… Continuavo a lavorare da Venini a Murano, poi gli ultimi 10 anni di carriera li ho fatti a Monastier, in una vetreria dove un mio amico mi aveva chiesto di dargli una mano con l’attività”.

“Quando sono andato in pensione però ho molato tutto, anche se proposte ne ricevevo continuamente, e anche belle pesanti: per me i soldi non sono mai stati così importanti, avevo l’obiettivo di sistemare la mia famiglia e i miei figli, e poi di ritagliarmi dello spazio per godermi un po’ la vita con mia moglie. Così ho fatto: il tempo libero è diventato tempo da occupare per le cose che ci piaceva fare già da prima, senza però l’assillo di avere sempre i minuti contati: qualche viaggio, lo sport, il ballo, cose semplici che rendono la vita più bella”.
22 anni alla piscina del parco Bissuola, regolare come un orologio svizzero, poi arriva il Covid: “Tutto fermo, zero sport, un disastro. Sembrava non finire mai, poi per fortuna le cose sono andate come sono andate, e noi siamo ancora qua! Quando tutto è rientrato stavo pensando di iscrivermi di nuovo lì, ma nel 2023 per noi gente di Marghera arriva finalmente la notizia che aspettavamo da una vita: apre la nostra piscina!! Apre Mar Ghe Gera!!!”.

Tra i primissimi ad iscriversi, l’impianto di via delle Macchine gestito da Marghera Nuota lo vede puntuale ogni lunedì mattina con la sua cuffia e i suoi occhialini, pronto ad allenarsi per tenersi in forma: “Il mio pro-nipotino di 7 anni l’anno scorso mi ha sfidato in una garetta al mare, non posso mica fare brutta figura! Scherzi a parte, l’impianto è bellissimo, ma quello che fa la differenza sono le persone che ci lavorano, Marco, Eva, le ragazze in segreteria… Tutti gentilissimi, un po’ di pazienza, un sorriso e due ciacole non mancano mai, e questo per me vuol dire tanto, perché mi sento in famiglia e sentirsi in famiglia, come dimostra tutta la mia storia, per me vuol dire tutto”.

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